Tutele dei minori, Livia Pomodoro referente diocesano

La Chiesa di Milano ha pubblicato le linee guida per la tutela dei minori. Indicazioni concrete per la prevenzione e il contrasto degli abusi

Livia Pomodoro

Livia Pomodoro, già presidente del Tribunale di Milano, è il referente diocesano per la Tutela dei minori designato dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini per il triennio 2019-2022. L’istituzione di questo nuovo incarico e la nomina di Pomodoro fanno parte «di un articolato percorso nel quale si inserisce anche la pubblicazione del documento Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori elaborato nei mesi scorsi dalla Commissione diocesana per la Tutela dei minori, istituita in febbraio dall’arcivescovo Delpini», rende noto un comunicato della Chiesa ambrosiana, nel quale si annuncia come il documento sia stato «inviato personalmente a tutti i sacerdoti e i diaconi dell’arcidiocesi e ha come destinatari quanti a vario titolo sono impegnati nell’attività educativa, così da favorire una più vasta e capillare sensibilità sul drammatico e intollerabile fenomeno degli abusi».


«L’asservimento abusante dei minori è diabolico». No a ritardi e omissioni
Nel documento sono identificate le coordinate fondamentali della «formazione di base» alla relazione educativa, indirizzate a quanti, preti, consacrati e laici, svolgono funzioni educative in ambito ecclesiale, e sono messe, nero su bianco, le «linee operative per la tutela dei minori nella Chiesa ambrosiana». «La tutela dei minori – si legge nel documento diocesano – è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto». Ritardi, incertezze, omertà, non sono ammissibili, scrive la Commissione. «L’asservimento abusante dei minori è diabolico; il loro servizio, accogliente e amorevole, è divino. Ai minori – ricorda il documento – Dio riserva una speciale e provvidente cura. Sui minori risplende luminoso il suo volto».

Un referente per le segnalazioni di abusi e «l’ascolto attento» delle vittime
Alla responsabilità di Livia Pomodoro, dunque, l’arcivescovo Delpini affida l’incarico di «referente diocesano per la Tutela dei minori». «Intendiamo avvalerci di tale realtà – si legge nel decreto di costituzione e nomina del referente, datato 23 novembre 2019 – per accogliere le segnalazioni relative a presunti abusi su minori, secondo adeguate modalità di contatto e per raccogliere gli elementi per una prima valutazione dell’Ordinario; chiediamo inoltre l’aiuto del Referente per l’assunzione delle scelte più idonee per l’accompagnamento delle vittime e degli abusatori». Il documento diocesano Formazione e prevenzione sottolinea «la determinazione del nostro arcivescovo di nominare un referente diocesano che abbia il compito di dedicarsi all’ascolto attento delle presunte vittime». In questo modo si intende dare recezione a «quanto autorevolmente indicato dal Papa, che nulla si ometta per accogliere ed accompagnare con empatica solidarietà chi sia stato ferito a causa di forme di abuso sessuale, di potere e di coscienza».

Con questa nomina, Pomodoro diviene membro di diritto del Servizio regionale per la Tutela dei minori e «si riferirà, per quanto previsto, al Servizio nazionale per la Tutela dei minori». Nata in Puglia, Livia Pomodoro è ormai milanese d’adozione, avendo svolto quasi l’intero percorso professionale nel capoluogo lombardo. Gran parte della sua attività, inoltre, è stata proprio sul fronte dei minori, come presidente del Tribunale dei minorenni di Milano.

Il referente diocesano non opererà in solitudine. Disporrà di «adeguate figure di collaborazione operativa» e «potrà avvalersi di un’èquipe di esperti», della quale fanno parte la psicologa Nicoletta Pirovano e il canonista monsignor Desiderio Vajani. L’ufficio del referente, spiega il comunicato diffuso dalla diocesi, «è accessibile su appuntamento attraverso l’apposito form “Referente diocesano per la tutela dei minori” presente sul portale www.chiesadimilano.it». Nello svolgimento dei suoi compiti, il referente diocesano «terrà conto delle competenze affidate alla Commissione diocesana per la Tutela dei minori con decreto arcivescovile in data 11 febbraio 2019».

Il documento «Formazione e prevenzione», primo frutto del lavoro della Commissione
La Commissione diocesana per la Tutela dei minori, voluta dall’arcivescovo Delpini, è presieduta dal vicario generale, il vescovo ausiliare Franco Agnesi, ed è formata da persone con esperienze e competenze molteplici – pastorali, teologiche, canonistiche, giuridiche, psicologiche, psichiatriche, pedagogiche ed altre ancora. Primo frutto del lavoro della Commissione è il documento diocesano Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori, la cui elaborazione e diffusione – assieme all’istituzione e nomina del referente diocesano – rientra in un articolato processo di recezione delle indicazioni offerte dal magistero papale e dai più autorevoli documenti ecclesiali – a partire dal motu proprio di papa Francesco Vos estis lux mundi, del 7 maggio 2019, e dalle nuove Linee guida per la Tutela dei minori della Chiesa italiana pubblicate il 24 giugno 2019.

Dal Vangelo la «incondizionata e inappellabile condanna» di ogni abuso
Il documento è costituito da tre capitoli. Nel primo si offre l’inquadramento evangelico della questione. Il richiamo è al cosiddetto «discorso ecclesiale» di Gesù, al capitolo 18 del Vangelo di Matteo. Un discorso che «sorprende e impressiona per la sua attualità: riguarda, infatti, l’abuso di potere dei grandi sui piccoli». Un passo inquietante e incandescente. «La Parola di Dio, mentre attesta la realistica inevitabilità degli scandali, dichiara la loro assoluta intollerabilità. La condanna dell’abuso di potere, di coscienza e sessuale è incondizionata, inappellabile». Una Parola che chiama la Chiesa alla conversione e a «non ammettere alcun ritardo e incertezza» in materia di prevenzione dell’abuso dei minori. Con la pronta, massima sollecitudine per la cura delle vittime – alle quali «la Chiesa può e deve chiedere perdono qualora non abbia tutelato un minore e addirittura abbia coperto chi l’abbia abusato», perdono che tuttavia «non può pretendere di ricevere» – non deve mancare l’impegno per la «cura dei colpevoli». Nella sua riflessione sul brano evangelico la Commissione indica con chiarezza i due peccati «che feriscono mortalmente la comunione ecclesiale e pongono pertanto fuori della Chiesa: l’abuso nei confronti dei minori e il rifiuto del perdono al peccatore pentito». Dunque l’abuso (sessuale, di coscienza e di potere) sui minori va denunciato e punito, ma al contempo non è possibile negare il perdono al peccatore veramente pentito, che è tale soltanto assumendosi responsabilità e relative sanzioni sul piano penale, civile e canonico.

La «formazione di base» per la «prevenzione remota» del rischio di abusi
Il secondo capitolo del documento è dedicato alla formazione di base necessaria per gli operatori pastorali coinvolti nell’educazione dei minori e «va considerata remota prevenzione al rischio dell’insorgere di condotte abusanti». Dal Seminario alla Formazione permanente del clero, dalla Fondazione oratori milanesi ai formatori alla vita religiosa maschile e femminile, dalle scuole cattoliche ai movimenti ecclesiali alle associazioni educative, culturali, caritative e sportive di ispirazione cristiana, tutti sono chiamati a fare la loro parte, sia sul piano della formazione di base, sia sul piano dell’indispensabile aggiornamento. In queste pagine, fra le altre cose, sono messe a fuoco le dimensioni fondamentali di una formazione di base al compito e alla relazione educativa – l’orizzonte ecclesiale e il suo mandato, lo stile del servizio evangelico, l’attitudine alla collaborazione e alla corresponsabilità – e i contenuti imprescindibili di tale formazione – che riguardano: la dimensione del potere/responsabilità; i confini invalicabili della relazione educativa; la maturità sessuale dell’educatore; il rapporto riservatezza-trasparenza. Un passaggio importante: nemmeno la necessità di «sopperire a gravi necessità organizzative giustifica l’affrettare i tempi affidando responsabilità a persone che non sono ancora pronte per assumerle».

Le «linee operative» per la tutela dei minori nella Chiesa ambrosiana
Nel terzo capitolo sono indicate le linee operative alle quali ogni istituzione e ogni educatore in diocesi devono attenersi. L’obiettivo: rendere evidenti quali siano i comportamenti coerenti o incoerenti rispetto alla missione della Chiesa; offrire garanzie a chi affida i minori alla comunità cristiana. In queste pagine si ricorda come «si considerano equiparati ai minori gli adulti in particolari situazioni di fragilità». L’abuso fisico, l’abuso emotivo, l’abuso sessuale e «la trascuratezza o negligenza» sono i «possibili danni da evitare ai minori» nello «svolgimento delle attività ecclesiali». Ecco, dunque, l’identificazione dettagliata degli impegni da assumere, dei criteri di scelta di quanti si occupano di minori, delle caratteristiche che devono avere gli ambienti ecclesiali frequentati da minori, della necessità di identificare in ogni attività «le figure di responsabilità» e avere il consenso dei genitori allo svolgimento delle attività con minori, alle cautele riguardo alle azioni da compiere o da evitare nello svolgimento delle attività con i minori.

Azioni da compiere, azioni da evitare

La terza parte di queste linee guida entra dunque più in dettaglio nelle azioni che sono parte integrante di un sano rapporto educativo e quelle che invece sono «da evitare». «Esse appariranno del tutto scontate a chi si attiene a una sana e corretta condotta con i minori – scrive la Commissione – in quanto identificano solo i comportamenti più macroscopici che devono essere promossi o evitati. Si vogliono pertanto evidenziare quali sono le condotte più rilevanti nel rapporto con i minori che devono essere perseguite con passione e impegno o che devono essere attentamente evitate».
E così tra le «azioni da compiere» troviamo «trattare i minori con eguale rispetto evitando distinzioni particolari»; «evitare un comportamento che possa essere recepito come inappropriato, offensivo e abusante per il minore nel linguaggio, nei gesti e negli sguardi»; «rispettare la sfera delle riservatezza e intimità del minore»; «vigilare sulle condotte tra minori evitando episodi di bullismo»; «informare e confrontarsi con le famiglie circa qualsiasi espressione di disagio manifestata».
Segue poi l’elenco delle «azioni da evitare»: colpire o abusare fisicamente un minore; abusarne psicologicamente; porre in essere comportamenti che siano di cattivo esempio; avere qualsiasi forma di interesse o attività sessuale con un minore; avere con un minore una comunicazione privata attraverso l’uso dei social e anche di invitare il minore a tenere segreto questa comunicazione; svolgere attività all’interno di una abitazione privata in assenza di altri adulti, ma anche in luoghi pubblici che abbiano spazi non visibili e appartati; dormire senza altri adulti nella stessa stanza con uno o più minori (si pensi alle gite, ai pellegrinaggi o ai campi estivi); tollerare o partecipare a comportamenti di minori che siano illegali, abusivi o che mettano in pericolo la loro sicurezza; provvedere a gesti di cura della persona o a qualsiasi attività di carattere personale che il minore potrebbe svolgere in autonomia (il lavarsi, vestirsi e spogliarsi per un cambio di abito). Uno spazio specifico è dedicato alle «cautele» nell’«uso degli strumenti tecnologici», di internet e dei social. In coda al documento è pubblicato il «modulo di adesione all’impegno per la tutela dei minori da parte degli educatori».

FONTE: Avvenire.it

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