Testi poetici sul Vangelo di domenica 10

Vi proponiamo una serie di poesie come spunti di riflessione per riflettere sul Vangelo

 

Signore, nostro Dio,

quando la paura ci prende,

non lasciarci disperare!

Quando siamo delusi,

non lasciarci diventare amari!

Quando siamo caduti,

non lasciarci a terra!

Quando non comprendiamo più niente

e siamo allo stremo delle forze,

non lasciarci perire!

No, facci sentire la tua presenza

e il tuo amore

che hai promesso ai cuori umili e spezzati

che hanno timore della tua parola.

Il tuo Figlio diletto è venuto

incontro a tutti gli uomini,

agli abbandonati (e lo siamo tutti).

Egli per tutti è nato in una stalla

ed è morto in croce per tutti.

Signore, destaci tutti

e tienici svegli per riconoscerlo e confessarlo.

 

  1. BARTH, «Theologische Studien» 5, pp. 16-18 = COMUNITÀ MONASTICA DI BOSE (a cura di), Letture dei giorni, Edizioni Piemme, Casale Monferrato AL 1994, 2 2000, pp. 316-317.

 

Credette e si mise in cammino…

L’amore di Dio è per la vita.

E il miracolo, sempre in divenire, la fede.

Sempre insidiata dall’incredulità, dalla pretesa.

Segni, indicati dal Vangelo di Giovanni.

Trame, tessiture per legame autentico con colui che offre la vita,

e la offre in abbondanza.

Sulla sua Parola credette e si mise in cammino…

Miracolo della fede,

il nostro pellegrinaggio nella Parola di vita.

  1. CECCHETTO, Testi inediti

 

 

Su fragili piloni

la nostra fede avanza –

non c’è ponte che oscilli come questo sulla terra

– né un ponte più affollato.

 

È antico come Dio –

ed infatti da lui costruito –

mandò a saggiare le assi suo figlio,

che salde le attestò.

E.E. DICKINSON, Tutte le poesie, a cura e con un saggio introduttivo di M. BULGHERONI (I Meridiani), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1997, 6 2001, p. 1399.

 

 

A mani giunte

[…]

I

Ha detto: “Io sono quello che sono”

e tu non temere mai nulla: poiché,

se tu credi, non sarà tua l’esistenza,

ma sua: né sarà mai protetta, tuttavia,

come tu speri e credi: anzi, gettata

nelle fosse. Chi crede in Dio

si appresti ad essere l’ultimo

dei salvati, ma sulla croce, ed a bere

tutta l’amarezza dell’abbandono.

Poiché Dio è quello che è.

II

Ma si è già nel Vangelo quando

non se ne può più uscire:

e vi si è ancora quando,

stanati dalle mura della sua Chiesa

per impossibilità di restarvi,

allora il Vangelo ci insegue

come il veltro la preda agognata.

III

Fra te e la salvezza non

altre vie che quelle segnate

dal Vangelo; ma in quelle che vedi

vanno, fra sciami d’innocenti,

turbe d’ignavi e d’ipocriti.

E dunque fra te e il Vangelo

non c’è altro che il nasconderti

dentro e sotto di lui come gramigna

nel suolo, a far spreco terroso

in cui si realizza, come si può,

quel che non esiste che nei fatti:

qui in terra, e nella carità.

IV

L’anima è forse un concetto? Poiché se troppo

credi ed apprezzi di averla, e la godi per te,

tu la svuoti; ma se per pietà d’altrui,

o delle cose, mentre pensi di non averla

in te la rivendica la tua pietà d’esser

pari al bisogno, tu darai forma a quella

che, faticosamente, sarà l’anima di tutti:

uomini e sassi, ed animali e piante.

V

No, non temere mai nulla da Dio. E intanto

respira nel coro di quantunque respira

la certezza che non c’è differenza tra vita

e non vita, poiché nel cosmo non c’è altro

che vita, ed ogni apparenza di morte non è,

nell’esistere, che un confidare la carità

del vissuto a ciò che sempre vivrà.

 

  1. BETOCCHI, Tutte le poesie, a cura di L. STEFANI, Prefazione di G. RABONI (Gli Elefanti. Poesia), Garzanti, Milano 1996: 459-461.
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