SIAMO IN RECESSIONE DEMOGRAFICA. DE PALO: «IL PAESE STA MORENDO: URGE UN #PATTOXNATALITÀ»

È stato presentato oggi il Rapporto annuale dell’Istat – “La situazione del Paese” che denuncia il grave declino dell’Italia sul fronte delle nascite: 140 mila bambini nati in meno rispetto al 2008. Immediato il grido d’allarme alla politica del presidente del Forum delle Famiglie: «Remiamo tutti nella stessa direzione, quella dei sostegni alle famiglie»

 

La recessione demografica che sta colpendo l’Italia, ormai dal 2015, appare «significativa» e si sta traducendo in «un vero e proprio calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di “spagnola”». Per trovare una situazione comparabile occorre tornare indietro di circa un secolo. Così si è espresso il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, presentando Rapporto annuale dell’Istat – “La situazione del Paese”.

«Secondo i dati provvisori relativi al 2018 sono stati iscritti in anagrafe per nascita oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008». Un «declino demografico» o «recessione demografica» che sta colpendo l’Italia. D’altra parte il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni, qui i dati si fermano al 2016, non ha ancora avuto figli. Ma coloro che dichiarano che l’avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%.

Immediata è stata la reazione di Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari: «I dati emersi dal report dell’Istat presentato oggi parlano da soli e consolidano situazioni e tendenze drammatiche per il futuro ormai prossimo del nostro Paese» ha commentato. «Le famiglie si assottigliano, crolla la natalità, si stanno avvicinando pericolosamente, come un muro di fronte a un’automobile che corre, le conseguenze dell’invecchiamento della popolazione: aumento dei malati cronici, difficoltà nel mantenere sostenibile un sistema di Welfare che già oggi traballa, la gratuità e universalità di un sistema sanitario che si sta sgretolando e che prospetta un futuro a pagamento. In questo contesto nazionale, il grido d’allarme del Forum delle associazioni familiari che risuona da oltre quattro anni è stato, purtroppo, profetico. Ecco perché oggi più che mai le urgenze nell’agenda politica, economica e sociale non possono che essere un #pattoXnatalità che imponga a tutti di remare nella stessa direzione, quella dei sostegni alle famiglie. Questi ultimi, come avevamo auspicato prima delle elezioni europee, devono passare entro la prossima Legge di Stabilità per un #assegnouniversale che ricapitoli, potenzi e semplifichi tutte le misure di sostegno alle famiglie con figli. Anche nel report Istat è chiaramente espressa la volontà di mettere al mondo dei figli da parte delle coppie, un sogno e un desiderio che viene però smontato dall’assenza di politiche familiari adeguate, che continua ormai da più di 20 anni. L’intero sistema delle istituzioni in Italia deve fare squadra perché queste proposte diventino realtà».

 

SONO I MIGRANTI AD ATTUTIRE IL CALO DEMOGRAFICO

«Se fino al secolo scorso la componente demografica ha mostrato segnali di vitalità e ha spesso fornito un impulso alla crescita del Paese anche sul piano economico, oggi potrebbe svolgere, al contrario, un effetto frenante», ha aggiunto Blangiardo. «Viene da chiedersi se siamo (e saremo ancora) un popolo che guarda avanti e investe sul suo futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati a gestire il presente». Insomma la questione demografica c’è e mette il Paese davanti a un bivio.

Sono i migranti ad attutire il calo demografico. «Il saldo migratorio con l’estero, positivo da oltre 40 anni, ha limitato gli effetti del calo demografico»: nel 2018 si stima un saldo positivo di oltre 190 mila unità. Lo rileva l’Istat nel Rapporto annuale. I cittadini stranieri residenti in Italia al gennaio 2019 sono di 5,2 milioni (l’8,7% della popolazione). I minori di seconda generazione sono 1 milione e 316 mila, pari al 13% della popolazione minorenne; di questi, il 75% è nato in Italia (991 mila).

I giovani escono dalla famiglia sempre più tardi sperimentando percorsi di vita “meno lineari del passato”, che spostano in avanti le tappe di transizione allo stato adulto. Lo rileva l’Istat, spiegando che più della metà de 20-34enni (5,5 milioni), celibi e nubili, vive con almeno un genitore. Ma c’è anche chi direttamente espatria. Il saldo migratorio con l’estero degli italiani è negativo dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420 mila residenti. Circa la metà (208 mila) è costituita da 20-34enni. E quasi due su tre hanno un’istruzione medio-alta.

GLI ITALIANI INVECCHIANO SEMPRE PIÙ TARDI

  

In compenso, però, gli italiani invecchiano più tardi. l processo di invecchiamento è «caratterizzato da un’evoluzione positiva»: tra gli over65 «si osserva una maggiore diffusione di stili di vita e abitudini salutari». Aumenta la pratica di sport, dall’8,6% del 2008 al 12,4% del 2018. Anche la partecipazione culturale (cinema o teatro) cresce. Se si dovesse confermare la tendenza, le generazioni del baby boom, che avranno beneficiato di migliori condizioni, «diventeranno “anziane” sempre più tardi». Intanto aumentano i “grandi anziani”: a inizio 2019 gli over85 sono circa 2,2 milioni. «L’Italia, insieme alla Francia, detiene il record europeo del numero di ultracentenari, quasi 15 mila». In generale, fa sapere l’Istat, «nel 2018 si stima che gli uomini possano contare su una vita media di 80,8 anni e le donne di 85,2 anni. Nel tempo i vantaggi di sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini si sono ridotti». Secondo il apporto «a livello mondiale l’Italia contende al Giappone il record di invecchiamento: 165 persone di 65 anni e più ogni 100 giovani con meno di 15 anni per l’Italia e 210 per il Giappone, al primo gennaio 2017»

FONTE: Famiglia Cristiana – Articolo di Chiara Pelizzoni

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