Piazza Duomo, l’abbraccio a Mario Delpini nuovo arcivescovo di Milano

 Milano: la parole d’ordine dell’arcivescovo Delpini: “Aiuto, accoglienza e perdono" – articolo di ZITA DAZZI

Rivolgendosi ai 5mila fedeli in Duomo e alle altre migliaia che lo attendevano fuori, il successore di Scola ha esortato a cercare “più quello che unisce che quello che divide". Ha parlato anche agli islamici chiamamdoli “fratelli e sorelle" e rivolgendo loro “una parola che è invito, è promessa, è speranza di percorsi condivisi" Un patto per “l’accoglienza benevola, l’aiuto sollecito, la comprensione, il perdono, la correzione fraterna, il franco confronto, la collaborazione generosa, alla corresponsabilità lungimirante". Nel giorno del suo ingresso ufficiale in Diocesi, il nuovo arcivescovo, monsignor Mario Delpini pronuncia in Duomo un’omelia che parla di fratellanza fra gli uomini di tutte le fedi e di solidarietà nei confronti degli ultimi, i più poveri, gli stranieri, quelli che hanno commesso reati. Alle 16 Delpini è arrivato alla basilica di Sant’Eustorgio, la chiesa dei primi martiri cristiani, dove è stato accolto dal sindaco, Giuseppe Sala. Qui ha salutato le centinaia di ragazzi degli oratori lombardi, ha benedetto 200 catecumeni in attesa del battesimo e ha incontrato i membri delle chiese cristiane, dai valdesi agli ortodossi. Poi si è diretto verso il Duomo, dove ad attenderlo ha trovato il suo predecessore Angelo Scola e una folla di migliaia di fedeli arrivati da tutta la Diocesi. In cattedrale ha pronunciato la sua prima omelia da arcivescovo. Un discorso forte e puntato tutto sulla collaborazione di tutte le forze sociali e tutte le fedi per costruire una città giusta, pacifica e solidale. Rivolgendosi ai membri delle chiese cristiane, in una cattedrale stipata di almeno 5mila fedeli e con altre migliaia che lo attendevano fuori, Delpini ha esortato a cercare “più quello che unisce che quello che divide" e a “guardare avanti con intelligenza, con fiducia". Parlando poi ai “fratelli figli di Israele", gli ebrei, Delpini ha aggiunto “abbiamo troppo ricevuto dalla fede, dalla preghiera, dalla sapienza del popolo ebraico, abbiamo troppo poco condiviso la vostra sofferenza nei secoli, abbiamo troppe cose comuni per precluderci un sogno di pace comune, il pellegrinaggio faticoso e lieto, tribolato e tenace".

 FONTE: http://www.repubblica.it

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