Omelia Mons. Delpini 22 marzo 2020 – Le domande e la decisione della fede –

Giorni di domande.
Dove c’è una donna, dove c’è un uomo, ci sono anche domande: è il segno che non siamo una ruota in un ingranaggio, che non siamo una comparsa insignificante in un universo senza senso. Ci sono domande. Questo tempo, più di altri, è popolato di domande, si ripetono, si rivolgono a quelli che sanno rispondere e a quelli che rispondono senza sapere. Le domande ritornano come ossessioni, dicono lo smarrimento, la paura, il bisogno di rassicurazione, l’invocazione di una certezza in un marasma confuso.
Domande e domande: perché questa epidemia? da dove viene? Come si diffonde? Potrò guarire? Ce la farà mia mamma? Che cosa ci dice questa situazione? Quando finirà? Che sarà di noi quando finirà? Domande e domande.
Una pagina di Vangelo piena di domande.
La storia drammatica di colui che era nato cieco è una storia piena di domande e aiuta a classificare le domande, a giudicarle, a interpretarle, a capire che cosa rivelano dell’animo umano. C’è la domanda curiosa: è lui? Non è lui? Sono quelli che vedono passare la storia e la classificano e ne discutono come se fossero in un salotto. Parlano di tutto, ma in fondo a loro non interessa niente. Vivono nel regno della chiacchiera e della banalità. Inseguono la novità, usano i punti esclamativi per segnalare il clamoroso. Poi passano oltre, come non fosse successo niente… C’è la domanda minacciosa: è la domanda alla quale i genitori del cieco guarito si sottraggono. È la domanda che impone una scelta: stai dalla parte del perseguitato o dalla parte del persecutore? Se ti dichiari dalla parte sbagliata, dalla parte del debole, dello sconfitto ti ritroverai anche tu sconfitto e debole. I genitori scelgono di evitare il pericolo. C’è la domanda maliziosa: sembra una domanda, ma è già una condanna; sembra una domanda, ma non vuole avere una risposta ma solo una conferma. È la domanda della ideologia, del potere che deve difendersi da ciò che lo mette in discussione: non vuole imparare niente da quello che avviene, ma garantire se stesso.
La prima e l’ultima domanda
Ma la prima e l’ultima domanda sono le più impegnative.
La domanda inevitabile e sbagliata: la prima domanda è quella che tutti si fanno di fronte al soffrire: “di chi è la colpa?” perché? Perché è nato cieco? Chi ha peccato? È la domanda inevitabile, ma Gesù dice che è la domanda sbagliata. Gesù dice: se il mondo è sbagliato non chiederti chi ha sbagliato; non cercare una causa, non cercare un colpevole. Non incolpare Dio non sapendo chi altro incolpare.
Non domandarti perché sia sbagliato il mondo, domandati invece se ci sia una via di salvezza, se si possa aggiustare il mondo e l’umanità.
La domanda decisiva: l’ultima è la domanda più importante e decisiva. Tu credi nel Figlio dell’uomo? Gesù ha consentito al cieco di vedere per potergli dire: lo hai visto, è colui che parla con te. Gesù agisce perché in lui siano manifestate le opere di Dio.
L’opera di Dio non è di creare un mondo sbagliato, dove qualcuno nasce cieco, dove qualcuno muore giovane, dove incombe una disgrazia che spaventa i figli degli uomini, dove che è ricco diventa sempre più ricco e chi è povero sempre più povero, dove c’è chi può curarsi quando è malato e anche quando è sano e dove c’è che deve ammalarsi e non ha come curarsi. L’opera di Dio non è il mondo sbagliato, ma la missione di Gesù: credi nel Figlio dell’uomo? Hai fiducia che Gesù sia la via di salvezza? Ti affidi alla sua parola per dare alla tua vita l’unico significato possibile, cioè quella di essere vocazione a vivere come il Figlio dell’uomo, cioè fare della vita un dono per ricevere in dono la vita di Dio?

 

 

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