Notizie dal Perù da don Luca Zanta

Le ultime notizie dal Perù di Don Luca Zanta. Lontani ma uniti nella preghiera

Ciao amici!
Una Santo Natale e una Pasqua in quarantena ci separano dall’ultima newsletter che ho scritto! Mi rifaccio vivo, dopo molto tempo chiuso in casa (qui la situazione di emergenza non é ancora finita e la “fase 2” sembra ancora lontana…) e dopo molto tempo avuto per riflettere e pregare su questa drammatica situazione che il tempo ci ha dato di vivere, anche qui in missione.
Inizio col descrivere con i numeri un po’ la situazione del Perú e di Pucallpa, anche se poi vi lascio un bel articolo uscito ieri su larepublica.pe che mi ha
spinto a scrivere per informare sulla nostra Regione, Ucayali.

Al 18 maggio il Perú é in fase crescente nella diffusione del virus, siamo a 94.933 casi positivi e 2.789 morti, nella regione Ucayali, dove vivo, i numeri sono molto piú bassi: 2.032 casi positivi e 91 morti.
Abbiamo iniziato lo stato di emergenza il 16 marzo, appena terminate le “vacanze” qui nel sud del mondo: il 10 marzo sarebbero dovute iniziare le scuole, la settimana dopo avremmo iniziato la catechesi dei ragazzi, quella degli adulti per i battesimi a Pasqua, la visita ai villaggi sul fiume e tutte le altre attivitá di formazione…
Ma questa volta tutto si é fermato: “quedate en casa” é apparso sul telefonino, come messaggio fisso per “salvarti” la vita.
All’inizio la gente sembrava quasi divertita, molti mi chiamavano per chiedermi come stavano la mia famiglia e i miei amici in Italia: “mi spiace padre per quello che succede in Italia, qui non arriverá mai”, confidavano tanti, perché il pericolo che non si conosce é quello che fa piú paura… E lo vuoi tenere lontano.

Purtoppo anche qui é arrivato. Le prime settimane di emergenza, con il “coprifuoco” la notte e la polizia con i militari in giro per le strade sono state abbastanza ordinate. Piano piano sono emerse implacabili le altre “emergenze”, i problemi e i limiti strutturali in queste regioni del sud del mondo: prima l’emergenza alimentare, con le numerose famiglie che non potevano piú procurarsi il poco con cui sfamavano prima la famiglia “giorno per giorno”; poi l’emergenza sociale, con centinaia di persone di una unica regione che si riunivano a Lima, cittá dove si erano trasferite per cercare un lavoro, per tentare di ritornare nella propria cittá di origine, magari a piedi, senza cibo e senza luogo dove passare la notte. Infine, implacabile, l’emergenza sanitaria quando i casi sono aumentati e il virus si é intrufolato in tutte le case, la polizia e l’esercito é sparito dalle strade (dicono che il 60% sono ammalati) e anche in ospedale i medici e gli infermieri si sono infettati.
In realtá é difficile fare una fotografia esaustiva e completa di come sta evolvendo la situazione, certamente un po’ si riesce a leggerla nei volti delle persone. In questi giorni, nelle poche visite che mi concedo di fare a famiglie che hanno ricevuto un lutto o dove un ammalato chiede il sollievo sacramentale, leggo nei visi oltre al dolore per non poter “velare” il proprio caro defunto o per non poter fare nulla per il papá o la mamma ammalata a letto, leggo appunto anche molta paura.
E la paura é difficile da disinfettare e ripulire, é un virus che ha molti sintomi.
Il sintomo, per esempio, del miracolistico, per cui una bambina di 10 anni che chissá per quali ragioni é stata spinta a raccontare di aver “parlato” con Dio, il quale gli ha rivelato di voler inviare in un “martedí” specifico del mese un “fumo nero” che avrebbe ucciso tutti i peccatori per le strade. Vi assicuro che piú della polizia e dell’esercito questo richiamo ha rinchiuso tutti in casa, per un giorno solo purtroppo.
O il sintomo del magico, in una terra intrisa di medicina naturale mischiata a molta cialtroneria, non mancano anche supposti giornalisti che in televisione consigliano brodaglie di zenzero, limone e eucalipto, sicuri che “ammazza il virus”…
Qui la quarantena continua, per ora almeno fino al 24 maggio, ma questi oltre 60 giorni di “distanziamento sociale” non sono stati giorni vuoti. Per vedere i segnali positivi che questo tempo ci lascerá occorre saper guardare un poco piú in la, saper riconoscere le “cose piccole “ di Dio.
Per esempio la vicinanza “lontana” delle persone, degli amici, dei parrocchiani che continuano a condividere con wathapp e gli altri strumenti che la tecnologia ci consente le paure, le fatiche e anche le gioie di questo tempo. Mai come in quarantena, credo ci siamo sentiti, scritti, salutati.
Le “cose piccole” di Dio poi sono anche quelle dei poveri: nella raccolta per le bombole di ossigeno che si é fatta qui a Pucallpa da parte del Vicariato, é stato commovente vedere le famiglie piú povere bussare alla porta della parrocchia dicendo: “padre, voglio lasciare
Tuta da moto o da “coronavirus”???
anche io il mio piccolo granito de arena”… Cosí come le offerte che da tante parti sono arrivate proprio per questa emergenza. Grazie a tutti!
Infine, una immagine, con la quale vorrei salutarvi: stavo leggendo una domenica pomeriggio seduto sulla sedia dientro la casa, gustandomi la natura e il fresco di un temporale appena passato, quando é apparso in cielo un magnifico “doppio” arcobaleno! Mi é venuto spontaneo dire: “Guarda, Dio non si é ancora stancato! San Francesco ci protegge!”
Un caro saluto da Pucallpa!
Padre Luca

 

E’ possibile scaricare il pdf della lettera di Don Luca cliccando su questo LINK

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