LIBERI COME UCCELLI DEL CIELO

Vi proponiamo una riflessione per i tempi che stiamo vivendo, a firma di A. Spada

L’ispirazione è presa dal libro di Pier Giordano Cabra “e se gli animali avessero ragione”, di cui ti mettiamo una breve presentazione di seguito
 
“L’asina di Balaam, il cane di Tobia, il pesce di Giona… sono solo alcuni degli animali biblici che raccontano in prima persona, con umorismo e saggezza, la loro storia. Trenta brevi racconti screziati di garbata ironia, che aiutano a leggere da un punto di vista inusuale alcuni dei più bei passaggi della Scrittura.”  
 

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?  E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?  E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.  Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? (Matteo 6. 26-30)

Ritroviamo oggi nei nostri cuori l’affanno, l’angoscia, l’incapacità di donare ore in più alla nostra vita, forse anche molte domande che mettono in discussione la nostra fede e la paura di sentire il rimprovero di Gesù che ci chiama “gente di poca fede”. Ascoltiamo gli uccelli, protagonisti del racconto di Cabra, che ci ricordano la possibilità di essere sereni nella fiducia dell’amore e protezione del Creatore.

Il tema dell’ultimo convegno: “I nostri nuovi nemici, analisi e prospettive”. Il presidente, un’aquila reale, mise in luce l’accresciuta pericolosità delle armi tradizionali; gli umani diventavano ogni giorno più pericolosi. Un anziano falco illustrò le insidie delle armi chimiche e dei pesticidi…un usignolo parlò del pericolo dell’indurimento del cuore umano che non riesce a comprendere che il creato non è solo un insieme di beni materiali da usare per arricchirsi.

Ecco il telegiornale dei nostri giorni, l’elenco dei nuovi contagiati, dei malati in corsia e di quelli in terapia intensiva e dei molti, troppi, morti che sembrano un niente perché oggi ne sono morti di meno. E poi si fanno passare gli altri paesi, “lì ne sono morti di più che da noi- lì stanno meglio – lì peggioreranno…”  Ma ecco la bella notizia, i guariti sono tanti, crescono ancora, tutti i giorni, e, anche al convegno degli uccelli, si sentono buone nuove con l’intervento del passero solitario.

“Il nostro canto, sia esso solitario su una torre antica o sia esso corale nella fitta foresta, esprime lo stupore per le meraviglie del creato. Noi non siamo infelici né ci sentiamo sprecati perché cantiamo per l’ammirazione di esistere, cantiamo assieme agli angeli del cielo, cantiamo per dare gioia alle altre creature, cantiamo l’Amore che ci ha fatti con amore e per amore. Cantiamo perché ci è stato affidato il compito di mostrare la costante premura del Creatore per tutte le sue creature; voliamo liberi invitando gli esseri umani a volgere lo sguardo in alto, per guardare sopra di noi con inesauribile stupore e ammirata riconoscenza.

Molti passeri solitari ci hanno fatto guardare in alto: medici, infermieri, addetti alla raccolta rifiuti, commessi dei supermercati, corrieri, postini, e tanti volontari della protezione civile, vicini premurosi… e metteteci voi tutti quelli che potete ricordare. Io ci metto i tanti sacerdoti che attraverso i social ci hanno invitato e aiutato a pregare e anche i cento e più morti; potrei dire, con un paradosso, che non sono mai andata in chiesa così tanto da quando non posso uscire, perché tante sono state le proposte di preghiera a cui aderire e tra cui scegliere.

 Stiamo vivendo come non mai il desiderio di volare alti nel cielo, di nuovo liberi ma forse abbiamo anche capito davvero cosa significa essere liberi. Troppi ancora pensano che la libertà sia fare ciò che si vuole; oggi sappiamo, non attraverso le ideologie o le scuole di pensiero  ma nella concretezza delle nostre giornate che essere liberi è stare in casa per non far ammalare gli altri; essere liberi è fare 12 ore di fila in corsia senza pausa per curare i malati; essere liberi è scegliere di fare la spesa ogni quindici giorni e accontentarsi se sugli scaffali non troviamo tutti i prodotti a cui siamo abituati. Questa è la libertà che regaliamo al nostro paese perché tutti siano liberi di guarire di stare bene. Abbiamo finalmente capito che non può essere solo il passero solitario a cantare ma che tutti siamo un coro bellissimo di tante voci libere che sanno fondersi per creare l’armonia. Lo Spirito di Pentecoste ci ritrovi pronti a vivere questa trasformazione anche nella fede, capaci di vedere il peccato così com’è veramente, qualcosa che non ci rende liberi. Ci restituisca il desiderio di accostarci alla confessione, alla comunione, la voglia di una vita rinnovata. Signore, “il mio canto libero” sei Tu. Ricordiamo tutti i nostri morti con le ultime parole del passero solitario:

Agli uomini noi abbiamo il privilegio di ricordare che c’è una Provvidenza che sorregge e alimenta tutta la creazione. E se per fare questo qualcuno si esporrà ad essere intercettato sappia che cadrà gloriosamente nel compimento della sua missione.

 

 

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