L’elemosiniere di papa Francesco riattiva la corrente nel palazzo occupato

L’ho fatto per i bambini: c’erano 400 persone senza corrente”: il gesto del cardinale Krajewski. Nei giorni scorsi era stato lanciato l’appello dagli abitanti delle case

Sono intervenuto personalmente per riattaccare i contatori. L’ho fatto per i bambini. C’erano oltre 400 persone senza corrente, con famiglie, bambini, senza neanche la possibilità di far funzionare i frigoriferi”. È stato gesto potente di umanità, ma “non voglio che diventi una cosa politica”, ha spiegato meglio l’elemosiniere del Papa in un’intervista al Corriere della Sera. “Io faccio l’elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie, dei bambini. Intanto, hanno luce e acqua calda, finalmente. Adesso tutto dipende dal Comune, aspettiamo che riaprano gli uffici”.

Il cardinale Konrad Krajewski ha riferito di conoscere da tempo le grandi difficoltà delle persone che vivono in quel palazzo. “Dal Vaticano – ha detto – mandavamo l’ambulanza, i medici, i viveri. Stiamo parlando di vite umane”. “La cosa assurda – ha sottolineato l’elemosiniere apostolico – è che siamo nel cuore di Roma. Quasi cinquecento persone abbandonate a sé stesse. Sono famiglie che non hanno un posto dove andare, gente che fatica a sopravvivere“. Il primo problema non è quello dei soldi, secondo il porporato che dopo aver ricordato che tra le persone del palazzo ci sono molti bambini, ha invitato a porsi delle domande: “Perché sono lì, per quale motivo? Come è possibile che delle famiglie si trovino in una situazione simile?“. L’elemosiniere apostolico ha ribadito infine che si assume tutta la responsabilità: “Dovesse arrivare, pagherò anche la multa”.

Prima di riattaccare la corrente l’elemosiniere aveva chiamato la Prefettura e il Comune avvisando di quello che stava per fare. E, dopo essersi calato nella cabina elettrica per ripristinare la luce, ha lasciato sui contatori il suo biglietto da visita perché fosse chiaro chi avesse compiuto il gesto.

La società Acea energia ha fatto un esposto contro ignoti.

Nei giorni scorsi era arrivato un appello dagli occupanti dello stabile. “Qui vivono 420 persone (tra cui 98 minorenni) e ci sono 25 realtà culturali. Ma non sarà certo il buio a fermarci. Questo è un’appello alla città di Roma”, avevano scritto in una nota, gli attivisti di SpinTime Labs tra quanti occupano lo stabile ex Inpdap di via Santa Croce di Gerusalemme a Roma.

Lo stabile di Via di Santa Croce è stato occupato il 12 ottobre 2013 dal movimento “Action” a scopo abitativo. Oggi all’interno ci sono anche un’osteria, un laboratorio di birra artigianale, una falegnameria, una sala prove e “un punto di approdo, aperto a tutti, attento ai giovani, agli ultimi e ai più bisognosi”. Secondo quanto appreso dagli occupanti, il Campidoglio non salderà le bollette della luce arretrate dovute dagli occupanti della palazzina, dopo che, nei giorni scorsi, la società di fornitura di energia, Hera, ha staccato la corrente per morosità.

Ad attaccare il gesto dell’elemosiniere del Papa, con una veemente polemica tutta politica dal palco di un comizio elettorale a Bra, nel Cunese, è stato il ministro dell’Interno: “Conto che l’elemosiniere del Papa, intervenuto per riattaccare la corrente in un palazzo occupato di Roma, paghi anche i 300mila euro di bollette arretrate”. Nel frattempo si è appreso che la sindaca Virginia Raggi e il prefetto Gerarda Pantalone sullo status quo dello stabile Spin Time Labs occupato a Roma si sono scambiati le informazioni in loro possesso.

IL RACCONTO DEL PRESIDENTE DI SPIN TIME LABS SU QUANTO ACCADUTO DOMENICA SERA

“Siamo increduli, quello che è successo la scorsa notte è qualcosa di incredibile. Non possiamo fare altro che ringraziare il cardinale”. Ha esordito così Paolo Perrini, presidente di Spin Time Lann, l’associazione del palazzo Ex Inpdap occupato in via Santa Croce di Gerusalemme, commentando l’iniziativa del cardinale polacco Konrad Krajewski. “Il cardinale, che già in passato è stato nostro ospite perché viene a prendersi cura di anziani, malati e bambini che vivono nella struttura – ha raccontato Perrini -, era arrivato nel pomeriggio di ieri, verso le 17, a bordo di un furgone carico di regali per i più piccoli. Sapeva che eravamo da tre giorni senza corrente. Appena giunto ha chiamato al telefono in prefettura e al Comune di Roma chiedendo di riattivare, entro le 20, l’energia elettrica altrimenti lo avrebbe fatto lui stesso.
E così è stato. Alle 20:15 circa, il cardinale è tornato, ci ha spiegato che era competente di energia elettrica perché prima di prendere i voti, in Polonia, aveva lavorato nel settore, ha di nuovo chiamato le autorità cittadine per esplicitare il suo intento, poi si è calato nella buca dove c’è il nostro impianto di media tensione, ha attuato una serie di manovre, come si usa nel gergo tecnico, e la luce è tornata. Non so bene come abbia fatto, ma lo ha fatto”. Il fatto che, “dopo 5 giorni in cui 450 persone, tra cui minori, hanno vissuto senza luce nel centro di Roma, è dovuto intervenire l’Elemosiniere del Papa per risolvere il problema – ha concluso Perrini – dimostra quanto siano deboli la politica e le amministrazioni nel risolvere i problemi della gente”.

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