IV di Avvento – L’ingresso del Messia

Cari amici e care amiche,

chi di noi in questi giorni non ha ripensato a quelle immagini impressionanti del Papa, solo, sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota, alle sue parole e ai suoi gesti? In un mondo minacciato sempre più pesantemente dalla diffusione del covid-19 è stato così “storico” quel momento che una delle “bufale” che sono girate anche recentemente è stata che il Papa avrebbe ripetuto quella situazione di preghiera… Sono andato a rileggere la sua omelia sulla tempesta calmata secondo il Vangelo di Marco e mi sono soffermato su un termine che mi ha colpito: “perché avete paura, non avete ancora fede?” (Mc 4,40); lo stesso anche nella versione di Matteo: “perché avete paura, gente di poca fede?” (Mt 8,26). Il termine greco usato che viene tradotto con avere paura è deilìa: esso indica qualcosa di negativo, non soltanto timidezza psicologica, ma anche incertezza, viltà, vigliaccheria… Forse quella sorta di “angoscia” che affligge ormai diffusamente la nostra vita quotidiana, più di prima (la “normalità”!). Gesù rimprovera i suoi amici proprio di questo: perché vi siete angosciati nel momento della tempesta? E’ il contrario della confidenza in Dio, della piena fiducia in Gesù che conosce e guida gli eventi. Questa mancanza di “coraggio evangelico” è una tentazione grave, brutta, malefica perché mira a togliere la gioia di vivere e di agire! E proprio da questa deilìa, da questa forma di paura, Gesù “fino alla fine” (Gv 13,1) ha voluto riscattare i suoi (e anche qui ritroviamo lo stesso termine!): “Vi lascio la pace, vi do la mia pace… non sia turbato il vostro cuore e non abbia paura”. Insomma, credo che Gesù non alluda soltanto alla paura che avvertiamo di fronte a forze o situazioni oscure delle vita, di fronte alla varietà di “nemici” che non conosciamo, ma soprattutto a quella di non sopravvivere, di finire, di una paura che rode l’esistenza e che è strumento del signore della paura che desidera il nostro smarrimento, la nostra malsana inquietudine, il nostro girare a vuoto… La paura di essere abbandonati da Dio, di essere stati piantati in asso nelle nostre tribolazioni e provarne vergogna e disprezzo: questo è il veleno che avevano in corpo i discepoli! I discepoli che avevano lì Gesù!!! Sono proprio loro le vittime più appetitose per il signore dell’oscurità, il diavolo, il quale sussurra: vatti a fidare di Lui! Non vedi che ti ha mollato?! E’ vicino a te, ma dorme, non è con te… In questa “tempesta planetaria” con le parole “nuove” del Padre nostro chiediamo di “non abbandonarci a questa tentazione” e di accogliere la parola di Gesù: “perché avete paura, gente di poca fede?”.

 

Il vostro parroco, don Zaccaria

 

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