IL VENERDI’

Il digiuno non fa più parte del linguaggio dei cristiani. È una parola che usano i medici che annunciano un intervento chirurgico, gli infermieri che ricevono prenotazioni per prelievi ed esami. Ma i cristiani, dopo secoli e santi di molti digiuni, usano la parola con imbarazzo. Ci sono delle buone ragioni per non fare del digiuno una priorità pastorale. In casa ci sono bambini e anziani; ci sono ritmi di lavoro, stili di vita, relazioni abituali che impediscono di gestire la propria vita come si vorrebbe. Poi ci sono modi si sfumare il digiuno per cui uno quasi non si accorge: un pasto ridotto, un piatto solo, meno o niente fuori dai pasti.

Perciò quando tra gli avvisi si dice: “… e poi ricordo che il primo venerdì di quaresima è giorno di digiuno oltre che di astinenza dalle carni”, nessuno se ne preoccupa.

Tuttavia se il papà, venerdì sera, tornando dal lavoro dicesse: “Stasera non mangio perché è il primo venerdì di quaresima: vado in chiesa per pregare un po’ e portare un’offerta per la carità”, io non credo che la cosa passerebbe inosservata. Il venerdì sera può dunque raccontare la commozione di guardare il Crocifisso e un residuo di serietà a proposito di digiuno.

“Con il dovuto rispetto dell’arcivescovo Mario Delpini “

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