Il vecchio cartello

 

È di carta, i caratteri nobili e severi si stagliano sul cartoncino ingrigito dal tempo e assicurato all’armadio da puntine di colori spaiati. Oppure il messaggio è inciso nel legno con una mano d’artista che impreziosisce la parete. Ma c’è anche quello in ceramica: la parola è circondata da angeli spiritosi e fregi colorati e quello in metallo, con la parola scritta in più lingue: la polvere e l’ossidazione impedisce quasi di leggere. Ma chi legge più il vecchio cartello?

Reca scritto “silentium”. Ma i chierichetti non fanno silenzio: che ne sanno del latino? Lettori e lettrici, cantori e sacristi sono troppo abituati per notare il vecchio cartello? Fatto sta che mentre si aspetta la campana il “silentium” non c’è. Gli ultimi accordi su incarichi, un ultimo commento su quello che si è fatto o si è visto ieri, un domandarsi “Come stai? Che fai? Dove vai?”. Insomma il vecchio cartello, che suggeriva di introdursi nella celebrazione dei santi misteri con il silenzio, rimane in sacristia come un oggetto smarrito. Forse c’è chi riesce a pregare e celebrare bene anche se chiacchiera e ride e scherza fino al tocco della campana. Io – lo confesso – non ci riesco.

Don M. Delpini

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