«IL SIGNORE CI DIA LA GRAZIA DELLA CREATIVITÀ DEGLI ARTISTI»

Papa Francesco loda chi, in questo momento, ci indica la strada della bellezza. Poi spiega il Vangelo e l’insegnamento di Gesù per tornare alla nostra prima chiamata.

 

Nessun accenno alla polemica che opposto Cei e Palazzo Chigi per la mancata riapertura alla celebrazione delle messe. Papa Francesco dedica invece la preghiera di questa mattina agli artisti «che hanno questa capacità di creatività molto grande e per la strada della bellezza ci indicano la strada da seguire» E chiede che «il Signore ci dia a tutti la grazia della creatività in questo momento».

Commentando il Vangelo di Giovanni, Bergoglio spiega perché Gesù cerca di evitare la folla dopo la moltiplicazione dei pani. La folla, che all’inizio lo aveva seguito per le sue parole, vedendo «che Gesù gli dava da mangiare, cosa che loro non aspettavano, hanno pensato: “Ma questo sarebbe un buon governante per noi e sicuramente sarà capace di liberarci dal potere dei Romani e portare il Paese avanti”. E si sono entusiasmati per farlo re. La loro intenzione è cambiata, perché hanno visto e hanno pensato: “Bene … perché una persona che fa questo miracolo, che dà da mangiare al popolo, può essere un buon governante”. Ma avevano dimenticato in quel momento l’entusiasmo che la parola di Gesù faceva nascere nei loro cuori».

E allora Gesù cerca di riportarli all’origine. Si allontana per pregare e anche la folla lo cerca sull’altro lato del lago di Tiberiade. E quando lo trovano gli dicono «Rabbì, quando sei venuto qua?», perché non capiscono, a loro «sembra una cosa strana». Ma, con la sua risposta Gesù li fa tornare al «primo sentimento, a quello che avevano loro prima della moltiplicazione dei pani, quando ascoltavano la parola di Dio: “In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni – come all’inizio, i segni della parola, che li entusiasmavano, i segni della guarigione – non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Gesù svela la loro intenzione e dice: “Ma è così, avete cambiato atteggiamento”. E loro, invece di giustificarsi: “No, Signore, no…”, sono stati umili. Gesù continua: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”. E loro, buoni, dissero: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. “Che crediate nel Figlio di Dio”. Questo è un caso nel quale Gesù corregge l’atteggiamento delle persone, della folla, perché a metà cammino si era un po’ allontanato dal primo momento, dalla prima consolazione spirituale e aveva preso una strada che non era giusta, una strada più mondana che evangelica».

Questo racconto, continua il Papa, «ci fa pensare tante volte che noi nella vita incominciamo una strada alla sequela di Gesù, dietro Gesù, con i valori del Vangelo, e a metà strada ci viene un’altra idea, vediamo qualche segnale e ci allontaniamo e ci conformiamo con una cosa più temporale, più materiale, più mondana, può darsi, e perdiamo la memoria di quel primo entusiasmo che abbiamo avuto quando sentivamo parlare Gesù». Ma «il Signore fa tornare sempre al primo incontro, al primo momento nel quale Lui ci ha guardato, ci ha parlato e ha fatto nascere dentro di noi la voglia di seguirlo. Questa è una grazia da chiedere al Signore, perché noi nella vita sempre avremo questa tentazione di allontanarci perché vediamo un’altra cosa: “Ma quello andrà bene, ma quell’idea è buona…”. Ci allontaniamo. La grazia di tornare sempre alla prima chiamata, al primo momento: non dimenticare, non dimenticare la mia storia, quando Gesù mi ha guardato con amore e mi ha detto: “Questa è la tua strada”; quando Gesù tramite tanta gente mi ha fatto capire qual era la strada del Vangelo e non altre strade un po’ mondane, con altri valori. Tornare al primo incontro».E riparla della Galilea, il luogo della prima chiamata dei discepoli, per dire che ciascuno di noi ha la sua Galilea, «dentro, il proprio momento nel quale Gesù si è avvicinato e ci ha detto: “Seguimi”. Nella vita succede questo che è successo a questa gente – buona, perché poi gli dice: “Ma cosa dobbiamo fare?”, subito hanno obbedito – succede che ci allontaniamo e cerchiamo altri valori, altre ermeneutiche, altre cose, e perdiamo la freschezza della prima chiamata. L’autore della lettera agli Ebrei ci rimanda anche a questo: “Ricordatevi i primi giorni”. La memoria, la memoria del primo incontro, la memoria della “mia Galilea”, quando il Signore mi guardò con amore e mi ha detto: “Seguimi”».

E anche oggi il Papa ha invitato alla Comunione spirituale con queste parole:

«Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento (dell’altare). Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te».

Fonte: Famiglia Cristiana.it Articolo di Annachiara Valle

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