Gruppi di Ascolto Vangelo – Incontro di Giovedì 14 febbraio 2019

in previsione dell’incontro del Gruppo di Ascolto del Vangelo, vi anticipiamo i contenuti del quarto incontro:

LA CONVERSIONE CHE RITROVA LA FEDE

Giovanni  4, 1-42

 

  • PREGHIERA

Grazie a te donna-sposa,

che unisci irrevocabilmente

il tuo destino a quello di un uomo,

in un rapporto di reciproco dono,

a servizio della comunione e della vita

AMEN.                                                       [Papa Giovanni Paolo II]

  • PREMESSA

Un brano così tanto letto e commentato, cosa avrà ancora da dire di nuovo? Forse nulla dal punto di vista esegetico, di cui ormai sappiamo tutto. Eppure dentro ciascuno di noi nasce sempre quella sete che non si placa con le soddisfazioni materiali che ci concediamo. Di cosa abbiano davvero sete? Di cosa dobbiamo avere sete? Cosa placa la nostra sete? Cosa risponderemmo a Gesù che ci chiede da bere? Sono sole alcune delle domande che il brano ci pone e per cui ogni volta nasce una risposta diversa, per ogni stagione della nostra vita.

  • ASCOLTO DELLA PAROLA

Dal Vangelo di Giovanni

Cap. 4     1 Gesù venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: “Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni” – 2sebbene non fosse Gesù in persona a battezzare, ma i suoi discepoli -, 3lasciò allora la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. 4Doveva perciò attraversare la Samaria.

5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”. 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. 11Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”. 13Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. 15“Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16Le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”. 17Gli risponde la donna: “Io non ho marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”.19Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. 25Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. 26Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te”.

27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. 30Uscirono dalla città e andavano da lui.

31Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. 34Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica”.

39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

  • TESTIMONIANZA

Sono passati ormai molti anni, ma ancora oggi vivo molto male la separazione dei miei genitori. Mia madre scoprì che lui aveva una relazione. Io però non potevo escludere mio padre dalla mia vita, non potevo lasciarlo solo. Un anno fa abbiamo ricevuto una lunga lettera scritta a mano da lui, ma inviata da un’altra persona. Era una sua confessione con l’elenco di tutti i tradimenti e le menzogne della sua vita. Mio padre confessava di non essere mai stato fedele, di aver tradito mia madre con tante amanti, tradito la sua compagna, di averci ingannato. Il sentimento che ho provato in quel momento verso di lui era di rabbia, sdegno e vergogna. Mi sono sentita tradita e avrei voluto allontanarlo per sempre da me e dalla mia famiglia. Poi, nei giorni successivi, ho sentito che il dolore che provavo mi metteva nel cuore il grido di Gesù: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”. Gesù abbandonato era mio padre, lui era il derelitto, il fallito, il peccatore. Dovevo amarlo, non di un amore compassionevole, ma amarlo perché era Gesù. Lentamente sentivo il mio dolore attenuarsi e con il cuore più sereno ho pregato per Lui anche insieme ai miei figli. Alcune settimane dopo è venuto a trovarmi. Con evidente imbarazzo da parte sua, abbiamo parlato a lungo. Cercava in tutti i modi di giustificarsi, spiegare gli eventi e chiedere scusa. Io l’ho ascoltato, ho lasciato che parlasse. Poi, con serenità, gli ho confessato il mio grande dolore e amarezza. Gli ho detto che non doveva chiedere perdono a me, ma chiedere la misericordia di Dio. L’ho rassicurato dicendo che il mio amore per lui non era cambiato e che aveva il mio sostengo in questo momento difficile. Mi ha abbracciato forte e se ne è andato via più sereno.

[Tratto da “Percorsi dell’educare”]

  • PREGHIERA CONCLUSIVA

O Maria che, presso la croce,

hai sentito vibrare

attraverso i sussulti di Gesù morente

la potenza straordinaria

della redenzione dell’uomo e della donna,

fa che anche noi possiamo percepirla,

per farla vibrare nel nostro corpo,

nella nostra voce e in tante altre persone

che sono chiamate come noi e con noi

a questa missione. AMEN.

[Carlo Maria Martini]

 

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