Giovedì DELLA I SETTIMANA DI QUARESIMA

Gen 5,1-4 / Sal 118 (119), 17-24 / Pr 3,27-32
VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo. Mt 5, 20-26
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; ci avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa
contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in
prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Nel nostro cammino quaresimale il Signore ancora una volta ci mostra la via che dobbiamo seguire, la ricerca di una giustizia superiore a quella degli scribi e dei
farisei. In un passaggio del vangelo di Luca il Signore li rimproverava con queste dure parole: “voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è
pieno di rapina e di iniquità. Stolti, colui che ha fatto l’esterno, non ha forse fatto anche l’interno?…ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni
erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio.”
Ecco il monito di Gesù che ci invita a essere coerenti sia nell’intimo, nella dimensione privata, sia al di fuori, nel nostro agire morale. Non siamo cristiani se con il fratello
non ci comportiamo da fratelli, non siamo cristiani se al fratello diciamo “stupido” o “pazzo”. La fraternità non può e non deve essere una parola vuota. È a fondamento
del nostro Credo. Da qui deriva anche il grande valore della riconciliazione e del perdono come possibilità di ricucire gli strappi e le divisioni che nella nostra vita accadono.
Preghiamo
Ti prego, o Signore per la mia Fraternità:
perché ci conosciamo sempre meglio
e ci comprendiamo nei nostri desideri e nei nostri limiti;
perché ciascuno di noi senta e viva i bisogni degli altri;
perché a nessuno sfuggano i momenti di stanchezza,
di disagio, di preoccupazione dell’altro;
perché le nostre discussioni non ci dividano,
ma ci uniscano nella ricerca del vero e del bene;
perché ciascuno di noi nel costruire la propria vita
non impedisca all’altro di vivere la sua;
perché viviamo insieme, i momenti di gioia di ciascuno
e guardiamo a te che sei la fonte di ogni vera gioia;
perché soprattutto ci amiamo come tu, o Padre, ci ami,
e ciascuno voglia il vero bene degli altri;
perché la nostra Fraternità non si chiuda in se stessa,
ma sia disponibile, aperta, sensibile ai bisogni degli altri;
perché ci sentiamo sempre parte viva
della Chiesa in cammino
e possiamo continuare insieme in cielo
il cammino cominciato quaggiù.

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