A Verona esplode il ricorso alla pillola del giorno dopo

Impennata del 700% nella città tanto criticata per gli aiuti stanziati alla prevenzione dell’aborto

Nella “città della vita”, Verona – così ha deliberato il consiglio comunale che appena qualche settimana fa ha sollevato un polverone di reazioni per aver osato stanziare degli aiuti a favore delle donne che non vogliono abortire –, il consumo della pillola del giorno dopo è letteralmente esploso, aumentando del 670%.

Lo conferma un’indagine di Federfarma e proprio loro, 84 farmacisti della provincia veronese, sono i primi ad esserne allarmati. «I dati anonimi che abbiamo acquisito grazie alla rilevazione effettuata da ogni singola farmacia fanno emergere tendenze igieniche e comportamentali ad altissimo rischio, soprattutto nella fascia dai 15 ai 24 anni – mette in guardia Arianna Capri, vicepresidente provinciale di Federfarma –. Secondo la nostra ricerca, che ha preso in esame un periodo di 12 mesi prima e dopo a l’entrata in vigore della cosiddetta “liberalizzazione” dei due farmaci per le donne maggiorenni, l’utilizzo della pillola ha subito un’impennata soprattutto per quanto riguarda il prodotto con principio attivo ulipristal acetato, che può essere assunto fino a 5 giorni dopo il rapporto sessuale a rischio. Mentre per il farmaco a base di levonorgestrel, che va assunto entro le 72 ore, l’aumento è stato del 16%». Pillole a go-go, verrebbe da dire. E anche aborti mascherati se è vero come è vero che proprio queste pillole, come scientificamente dimostrato, nel caso si sia instaurata effettivamente una gravidanza di fatto la interrompono.

La normativa d’altronde permette alle maggiorenni di acquistare i farmaci direttamente al banco senza la ricetta medica (per le minori vale l’obbligo della prescrizione non ripetibile). «Quello che maggiormente preoccupa – aggiunge Capri – è l’abitudine all’utilizzo di questo metodo che dovrebbe essere solo ed esclusivamente emergenziale per molti motivi, primo fra tutti la massiccia carica ormonale che viene assunta dalla paziente». La ricerca è presentata in occasione di un recente convegno tenutosi a Verona, organizzato dalla Commissione Pari Opportunità della provincia. I primi a sorprendersi sono stati i numerosi giovani presenti. «Abbiamo voluto coinvolgere l’Ufficio provinciale e quello regionale della scuola, nonché l’azienda sanitaria – ha spiegato Silvia Zenati, presidente della Commissione – perché informare significa prevenire, fare educazione alla salute». I dati veronesi fanno sponda a quelli divulgati dall’Istituto superiore di sanità sull’incremento delle malattie sessualmente trasmissibili, con un milione di nuove infezioni al giorno, 4.000 nuovi casi di infezioni da Hiv all’anno e un calo del consumo di preservativi pari al 13% dal 2007 al 2016.

La situazione è tanto più grave, testimonia Bruna Rigoni, presidente della Federazione regionale dei Centri per la vita, «perché, come mi hanno riferito i Consultori, queste giovani non si informano ed acquistano la pillola come fosse un’aspirina, quindi si sottraggono a qualsiasi consulenza e, dunque, vigilanza». Le minorenni dovrebbero comunque andare dal medico per la prescrizioni, ma – fa sapere ancora Rigoni – «non lo fanno quasi in nessun caso, e acquistano i prodotti attraverso le amiche di maggiore età».

Ecco, dunque, che in farmacia si percepiscono atteggiamenti che rimandano a più ampie considerazioni sull’attitudine superficiale nei riguardi della salute sessuale, che trovano espressione – secondo l’indagine di Federfarma – in fenomeni come il calo dell’utilizzo dei preservativi, la maggiore inclinazione a metodi anticoncezionali empirici, la scarsa informazione e l’incapacità di riconoscere e valutare i sintomi di una infezione sessuale. Per Zenati della Commissione Pari Opportunità non ci sono dubbi: ogni rapporto sessuale ha una ricaduta anche sociale, «che va ben oltre la propria persona, e responsabilità vuole che ne tenga conto».

Articolo di Francesco Dal Mas

FONTE: Avvenire.it

 

 

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